A cena con aquilani: le regole base

Ispirandoci ad alcuni famosi articoli del sito ilgiornaledelcibo.it abbiamo provato a scrivere e illustrare le 5 regole base per andare a cena con aquilani. Siamo fatti così, è inutile negarlo, dai, però siamo anche un popolo autoironico, vero? 🙂

  1. Tà bussà coji pei. Devi bussare alla porta con i piedi. Detto in altro modo: le mani devono essere occupate nel portare qualche dono per l’aquilano che ti sta ospitando nella sua casa. Infatti il detto popolare dice: “se ve’ a casema ‘che me sci portato?’, se vengo a casta ‘che me fa trovà’?”. Quindi, corollario alla regola 1: se inviti un aquilano a casa tua, la regola funziona al contrario.
  2. Arrosticini. Che l’aquilano sia ghiotto di arrosticini lo sanno ormai anche le pecore, ma mi raccomando: gli arrosticini si preparano alla brace (meglio se sopra l’apposita canaletta), oltre a un po’ di sale non ci va null’altro, si impugnano con le mani e per orizzontale (abbiamo visto cose…), dieci arrosticini è la quantità che solitamente mangia un aquilano vegetariano per antipasto. E si chiamano arrosticini, non “rustǝllǝ”.
  3. Conversazione. Non ci sono problemi di conversazione con un aquilano, l’importante è che ogni argomento sia introdotto da parole chiave come “Essoquissu, Quissuesso o Dice che”, perché, si sa, L’Aquila è la capitale della “mamma deji cazzi dej’atri”.
  4. Qualità e quantità. Il cibo oltre a essere buono e di qualità deve essere anche tanto, perché non va bene “se aju piatto se vede lo bianco…” (se si vede la ceramica del piatto…).
  5. Genziana. Siamo alla fine del pasto. Forse, perché manca ancora una cosa fondamentale: se non c’è, rischia di rovinare tutta la serata, se è fatta in casa (e buona) è l’apoteosi: la genziana! Ah, un’accortezza: non mettere solamente un bicchierino, lascia la bottiglia in tavola. E al ristorante l’amaro deve essere offerto. Corollario alla regola 5: se proprio non hai una genziana, potrebbe andar bene anche una rattafia.

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